Beautiful merita un’analisi di TV Talk

Ci sono varie ragione per le quali riteniamo che una trasmissione come TV Talk debba occuparsi, almeno una volta, di Beautiful. E speriamo che, magari leggendo questo breve nostro commento, gli amici di TV Talk ci facciano un pensierino.

Dopo 30 anni di messa in onda, Beautiful è senza dubbio un prodotto cult e pop, entrato nel comune mainstreaming, per cui, ammettiamolo, anche chi non ne ha visto nemmeno un minuto, non può non averlo sentito nominare o non aver sentito pronunciare i nomi di “Ridge” e “Brooke”.

Oggi, dopo circa tre decadi di tradimenti, paternità incerte, adozioni, rapimenti, resurrezioni, incidenti, furti di bozzetti, beghe familiari ed aziendali, la soap di Bradley Bell si è posta all’attenzione internazionale (ricordiamo il prestigioso premio Golden Nimphes 2014 ricevuto a Monte Carlo, il decimo premio internazionale consecutivo) per aver messo in scena il primo personaggio transgender in una soap opera.

Scelta dall’eco fortissima, che ha avuto il merito di sensibilizzare l’opinione pubblica circa una tematica delicatissima.
Tematica che gli autori hanno trattato col supporto della GLAAD perché, pur trattandosi di una soap, certe tematiche vanno affrontate con serietà e Bell voleva farlo nel modo giusto, che fosse politicamente corretto, con le parole giuste. E tanti, tantissimi, hanno apprezzato.
E questo stesso personaggio, per la prima volta in una soap, si sposa, ricevendo la sua fetta di “happily ever after”.

Ma non è solo l’introduzione di Maya, personaggio transgender, ad aver marcato una svolta più “moderna” in questa soap ormai storica.
Un paio di anni fa, infatti, sono state introdotte due donne innamorate, Karen e Danielle, che hanno cresciuto una figlia assieme, creando una famiglia felice.

E, ancora, in questo periodo, nelle puntata ora in onda in USA, si affronta il tema della maternità surrogata – sono 8 gli stati americani in cui tale pratica è autorizzata ufficialmente ed il primo stato a regolarizzare la maternità surrogata è stato proprio la California, dove è ambientata la soap.

Se Beautiful, da un lato, resta ancora legata al mondo glamorous e paillettato della moda, con rouches e chiffon a far da sfondo agli oltre 80 matrimoni, dall’altro, mostra apertura alla naturale evoluzione dei costumi verso cui la società si è già orientata da tempo.

Ammettiamolo: una soap, per quanto sia un prodotto di mera evasione, può avere anche il merito di trattare tematiche socialmente rilevanti. E Beautiful dimostra di saperlo fare, portando in scena tematiche che dieci o venti anni fa una soap non avrebbe trattato.

Last but not least, l’impatto di Beautiful come fenomeno “social”, di cui, noi di #TwittamiBeautiful ci prendiamo un pezzetto di merito senza falsa modestia: abbiamo creato un hashtag che migliaia di fan utilizzano partecipando al nostro live tweeting quotidiano su Twitter con grande senso dell’umorismo ed intelligente ironia. Siamo in grado, in 20 minuti scarsi di messa in onda, di mandare in TT sia l’hashtag che i nomi dei personaggi tanto che Wired ci ha citati come uno degli hashtag più usati dello scorso anno.

A questo punto, davvero Beautiful merita l’attenzione degli analisti di TV Talk!